Archivi: febbraio 2009

Calcio: espulsione temporanea con il cartellino arancione

25 febbraio 2009

arbitri1

In alcuni sport è già presente: nel rugby si chiama “sin bin”, nell’hockey “bad box”, in altri, semplicemente, “espulsione temporanea”. E adesso si vuole introdurla anche nel calcio. Stiamo parlando di una sanzione che si dovrebbe posizionare a metà strada fra l’espulsione, quella decretata dal cartellino rosso, e l’ammonizione, il classico cartellino giallo.

Il colore che l’arbitro dovrebbe estrarre in questo caso sarebbe l’arancione, e il giocatore che se lo vedrebbe sventolare sotto il naso andrebbe ad accomodarsi in panchina per dieci minuti.

I condizionali naturalmente sono d’obbligo, in quanto tutto è ancora a livello di mozione.

L’International Board, l’organo preposto alla valutazione dei cambiamenti delle regole, nella riunione che si terrà sabato 28 febbraio avrà, fra le altre cose, il compito di decidere se e quando iniziare gli esperimenti.

Il presidente dell’UEFA Michel Platinì è entusiasta, ma c’è ancora molto da definire. Cosa succederà, ad esempio, se a cadere nella trappola del cartellino arancione fosse il portiere? L’allenatore avrebbe la possibilità di sostituire un altro calciatore con il numero 1 di riserva, per poi sistemare tutti ai rispettivi ruoli dopo dieci minuti?

L’idea è allettante e si va a posizione fra alcune proposte che intendono dare una scossa al mondo del calcio, soprattutto per quanto riguarda la salvaguardia delle giacchette nere, sempre più nell’occhio del ciclone a causa dei numerosi errori commessi ormai ogni domenica.

La presenza in campo di tre fischietti, ovvero di due “giudici di area” che aiuterebbero l’arbitro a valutare gol fantasma, simulazioni, falli di mano e scorrettezze varie, dovrebbe essere solo questione di tempo, mentre sembra essere naufragata l’idea della moviola in campo.

Sonora sconfitta dell'Italia nel match con l'Irlanda

17 febbraio 2009

La Meta di David Wallace

La squadra italiana esce sconfitta dalla sfida casalinga contro l’Irlanda, nella seconda giornata del 6 Nazioni 2009 di rugby.

ITALIA 9 IRLANDA 38

Scorers:

Italia:

Pen: Luke McLean 3

Irlanda:

Mete: Tommy Bowe, Luke Fitzgerald 2, David Wallace, Brian O’Driscoll;

Trasf: Ronan O’Gara 4, Rob Kearney;
Pen: Ronan O’Gara

Il resoconto completo della partita è su www.rugbylist.it/notizie-rugby

Elisa Cusma scende sotto i due minuti e batte il record italiano

elisa-cusma

Come si fa a non scrivere un pezzo sulla grande prestazione di Elisa Cusma, prima azzurra a scendere sotto la barriera dei due minuti negli 800 metri al coperto? Domenica scorsa, al Meeting internazionale indoor di Karlsruhe in Germania, la mezzofondista modenese ha travolto l’ucraina Tetyana Petlyuk (1’59″63) e con l’incredibile tempo di  1’59″25 ha vinto la prima gara stagionale degli 800 metri. Una prova incredibile per la Cusma, dopo la lunga preparazione a Potchefstroom in Sud Africa.

Con questo tempo la portacolori dell’Esercito, allenata da Claudio Guizzardi, ha affossato il precedente primato italiano indoor di 2’00″36 da lei ottenuto ai mondiali indoor di Valencia nel 2008. Risultati che fanno ben sperare in vista dei Campionati Europei Indoor di Torino 2009 in programma dal 6 all’8 marzo prossimo. Anche perché, per ora, l’azzurra detiene la leadership mondiale stagionale della specialità.

E pensare che a marzo dello scorso anno lodavamo la sua sesta posizione ai mondiali di Valencia con il tempo di 2′03″76. Un abisso rispetto alle prestazioni che ormai siamo abituati ad attenderci da lei. Elisa ha dimostrato e continua a dimostrare come l’impegno e la dedizione possano portare lontano, anche quando si è nati in un piccolo paesino della provincia modenese ed il proprio fisico minuto sembra scomparire al cospetto delle altre pompatissime atlete. Una grande atleta ed una grande donna, un esempio per tutto il mondo dello sport.

I diritti d'autore sull'Haka: adesso è solo dei Maori

13 febbraio 2009

La Ka Mate degli All Blacks

È sbagliato definire la Haka semplicemente come “la danza di guerra dei Maori”, perché essa è molto più di questo. Si tratta infatti di un rito ancestrale, basato su una composizione dei più svariati sentimenti: il disprezzo, la sfida, il benvenuto, il dolore, la gioia. Un richiamo a tradizioni antichissime che risalgono alla notte dei tempi.

Finalmente, dopo un lunghissimo periodo di battaglie legali, il governo della Nuova Zelanda ha riconosciuton agli Aborigeni la proprietà di quella danza. Oltre a questo, c’è in gioco anche un risarcimento di circa 121 milioni di euro e di alcuni terreni, per riparare agli abusi commessi dai colonizzatori inglesi contro la popolazione locale. Una delle tante gocce che hanno fatto traboccare il vaso è arrivata nientemeno che…dall’Italia. Credo sia ancora nella memoria di tutti uno spot della Fiat di circa 3 anni fa, nel quale un gruppo di donne imitava la Haka. Scandalo! La danza è vietata alle donne e, soprattutto, in quanto sacra, non andrebbe riprodotta per fare della profana pubblicità.

Wellington a suo tempo aveva anche chiesto spiegazioni all’ambasciatore italiano, ma la faccenda si era conclusa lì .  In questi giorni invece, si è stabilito chei diritti della Haka sono patrimonio della tribù Ngati Toa, la medesima cui apparteneva Te Rauparaha, il capo-guerriero che la compose nel 1820 dopo essere sopravvissuto ad una battaglia. Quindi, basta con l’uso indiscriminato di questa danza.

Solo agli All Blacks, in quanto orgoglio nazionale, è stato concesso di usare la Ka Mate, una delle tante forme della Haka. Toglierla a loro sarebbe stato davvero troppo.

6 Nazioni 2009: falsa partenza dell'Italia

10 febbraio 2009

7 Febbraio 2009

7 Febbraio 2009

L’Italia del rugby ha iniziato l’avventura nel 6 Nazioni con il piede sbagliato. Nel maestoso teatro di Twickenham gli uomini di Mallett hanno messo in scena un’opera buffa in due atti che ha evidenziato tutti i limiti di una squadra che non riesce ad uscire dalla mediocrità. E non è soltanto l’avere dirottato un flanker a mediano di mischia che ha causato la catastrofe, perché gli azzurri si sono rivelati sterili in ogni reparto. Una mediana impacciata e senza idee, una trequarti incapace di avanzare, ed un pack, solitamente un punto di forza, che ha giocato decisamente al di sotto del loro standard abituale.

La sconfitta è stata netta: la nostra nazionale ha subito 5 mete dalla peggiore Inghilterra del decennio, che è soltanto la lontana parente di quella arrivata in finale nelle ultime due Coppe del Mondo, vincendone una.

Dopo neanche un minuto, il primo di un numero troppo elevato di errori in touche di nostra introduzione. Ovale regalato agli inglesi, che hanno ringraziato e mandato in meta Goode.

A questo punto sono iniziati i passaggi sbagliati del povero Mauro Bergamasco. Uno di essi ha fatto sì che Andrea Marcato subisse un placcaggio durissimo. Poco dopo lo stesso numero 10, forse proprio per il colpo ricevuto, ha sbagliato un facile calcio che ci avrebbe portati sul 3 a 7.

Gli azzurri hanno quindi perso la palla dopo una mischia, a causa di un calcetto sbagliato da Marco Bortolami. Haskell se n’è impossessato, ha lanciato Ellis sul corridoio di sinistra e i bianchi si sono ritrovati sul 12 a 0.

Alla mezzora Bergamauro ha lanciato troppo alto a Garcia, che non è stato in grado di raggiungere la palla e ha dato così la possibilità a Goode di recuperarla e passarla a Flutey. Quest’ultimo è stato più veloce del nostro estremo e ha marcato la terza meta.

Un leggero accenno di recupero si è avuto con l’ingresso sul terreno di Luke McLean, al posto di un Marcato ancora scosso dai colpi ricevuti. La nostra apertura titolare ha finito la giornata londinese in ospedale dove, per fortuna, la risonanza non ha rivelato nulla di grave, anche se pare dovrà saltare la partita di domenica prossima contro l’Irlanda. Nel giro di pochi minuti il nuovo entrato ha messo a segno due piazzati e ha riportato sotto, per modo di dire, la nostra squadra, chiudendo il primo tempo sul 22 a 6.

Al rientro in campo non si è più visto Mauro Bergamasco, che ha così subito anche l’onta della sostituzione, nonostante un cuore grande così. Al suo posto il “quasi” esordiente Toniolatti, numero 9 di ruolo, ma figura ancora acerba del rugby nostrano.

Dopo neppure un quarto d’ora, l’Inghilterra ha siglato la quarta meta ancora con Ellis, dopo che gli azzurri hanno perso un’altra palla in ruck. I bianchi, ormai sicuri della vittoria, non hanno più spinto. Mallett ha inserito Pratichetti all’ala e spostato Mirco Bergamasco al centro, suo ruolo naturale. Ed è stato proprio Mirco a riscattare l’orgoglio ferito della famiglia Bergamasco, marcando la sua settima meta personale nel Sei Nazioni. Nessuno ad oggi ne ha segnate più di lui.

Nel finale però, a seguito di una touche, è arrivata la quinta scudisciata britannica, ad opera dell’ala del Sale Mark Cueto, ma questa volta si può ben dire che si è trattato di una meta nata dal gioco inglese, e non da un errore degli azzurri. Risultato finale: Inghilterra 36, Italia 11.

Quello che si intravede all’orizzonte non è certo un futuro roseo. Domenica al Flaminio affronteremo l’Irlanda, la squadra che in questa prima giornata ha battuto la linea verde della Francia, mettendo in mostra il rugby più bello ed efficace. Nick Mallett, che a fine gara si è assunto tutte le responsabilità della disfatta, ha già chiamato il mediano di mischia del Calvisano Paul Griffen, che non indossa la casacca azzurra dal 19 settembre 2007. Certamente, quello che bisogna fare per rimettere in sesto il team è un lavoro titanico.

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