8 febbraio 2010

Nuovo e terribile lutto nel mondo dello sport. Ieri durante il primo Rally Ronde di Larciano è morto Franco Ballerini, ct della nazionale di ciclismo. Ballerini si trovava su una Renault New Clio R3 guidata dal suo compagno di squadra Alessandro Ciardi quando questa è uscita di strada finendo rovinosamente contro il muretto di una villa. Le sue condizioni sono apparse subito disperate. Ballerini è morto durante il trasporto all’ospedale di Pistoia a causa della frattura del rachide cervicale.
Famoso per le sue prodezze nella massacrante Parigi-Roubaix era ct della nazionale dal 2001. In questo lasso di tempo Ballerini è riuscito a rispolverare i successi di Alfredo Martini che l’aveva fortemente voluto come suo successore alla guida della nazionale. Quattro ori mondiali ed uno olimpico: nel 2001 con l’argento di Bettini (Mondiali di Lisbona 2001), l’oro con Cipollini a Zolder 2002, il titolo olimpico con Bettini (Atene 2004), il bronzo iridato con Paolini (Verona 2004), gli ori con Bettini ai Mondiali di Salisburgo 2006 e Stoccarda 2007, l’oro di Ballan a Varese 2008 con Cunego al secondo posto, doppietta preceduta dall’argento olimpico di Rebellin a Pechino 2008.
Sarà difficile trovare un altro ct della caratura di Ballerini, un grande uomo che lascia un vuoto incolmabile nel cuore di tutti i tifosi.
18 novembre 2009

La commissione disciplinare del Cio ha fatto sapere al Comitato olimpico nazionale italiano che il ciclista Davide Rebellin deve restituire la medaglia d’argento vinta alle Olimpiadi di Pechino nel 2008. Rebellin, infatti, nei controlli antidoping era risultato positivo all’Epo-cera, agente stimolante dell’eritropoietina (una proteina-ormone prodotta dai reni che favorisce la produzione di nuovi globuli rossi nel midollo osseo con un’efficacia prolungata sull’organismo) spesso, putroppo, utilizzata dai ciclisti.
“La Commissione Disciplinare del Cio - scrive il comitato olimpico internazionale – composta da Thomas Bach (Presidente), Gerhard Heiberg e Frank Fredericks (membri) ha squalificato dalla gara di ciclismo su strada maschile ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, dove si è classificato al secondo posto, l’atleta italiano Davide Rebellin. Saranno ritirate la medaglia e il diploma conseguiti nell’evento sopra menzionato. All’Uci – prosegue il Cio – è richiesto di modificare il risultato dell’evento sopra citato secondo quanto previsto dalle regole e di considerare le successive azioni di sua propria competenza. Al Comitato Olimpico Nazionale Italiano è richiesta la restituzione al Cio non appena possibile della medaglie e del diploma assegnati all’atleta in relazione all’evento sopra citato. Il Coni assicurerà il rispetto di questa decisione”.
Rebellin, naturalmente, dovrà restituire anche il premio assegnatogli dal Coni pari a 75mila euro.
19 dicembre 2008

La copertina del libro "Milano è bella in bici"
La bicicletta è uno strumento di resistenza nel mondo globalizzato degli sport. Oddio, quando essa non affoga nel doping. Ma questa è un’altra storia. Quella di cui oggi vogliamo parlare è relativa a un libro uscito da pochissimo: “Milano è bella in bici“, scritto da Anna Pavan, edito da Meravigli (160 pagine, 10 euro).
La bicicletta è sì uno strumento di sport, ma anche di locomozione a misura d’uomo in città che stanno perdendo la dimensione umana. Questo libro propone 25 itinerari per sudare un po’ e guardare la città con altri occhi. Percorsi tematici: la Milano dei graffiti, la Milano dei giardini, la Milano delle fontane. Cose belle da vedere e che in automobile non è possibile osservare come si deva. La bicicletta può conciliare con le città. Sarebbe carino che ogni città si dotasse di una guida del genere. Penso alle piccole cittadine di provincia in Emilia o nella bassa Lombardia, dove l’uso della due ruote ecologica è già molto in voga.
“Milano è bella in bici” è ovviamente dedicata al capoluogo meneghino, ma vale la pena proporla al pubblico perché svela un approccio diverso alla bicicletta e potrebbe indicare una strada nuova anche al ciclismo. La migliore strada del futuro del ciclismo passa dal passato: riscoprire i valori del mondo osservato pedalando. Senza essere stressati da traguardi e velocità.
11 dicembre 2008

Carlo Sastre sarà al Giro d'Italia 2009
Non si può dire che alla Gazzetta dello Sport non stiano facendo le cose in grande per organizzare un Giro d’Italia con i fiocchi. Quello del centenario. Dopo essersi assicurati la partenza da Venezia e il passaggio dal Vesuvio, dopo aver raccolto l’adesione a tre anni dal ritiro di Lance Armstrong che ha anche assicurato che la maglia rosa è per lui la priorità annuale, ecco che altri pezzi pregiati si iscrivono alla corsa a tappe.
L’ultimo ciclista in ordine di tempo è Carlos Sastre, vincitore dell’ultimo Tour de France. Lo spagnolo ha detto che il “Giro d’Italia ha sempre occupato un posto speciale nella mia vita. Rappresenta il mio primo grande obiettivo stagionale”. Armstrong, Evans, Basso, Di Luca e ora Sastre. Il Giro d’Italia 2009 è da leccarsi i baffi.
10 ottobre 2008

Non solo il ritorno a tre anni dal ritiro di Lance Armstrong (sarebbe la sua prima volta nel Belpaese), non solo la suggestiva partenza da Venezia (per l’occasione stanno già predisponendo le gondole a pedali), non solo il fascino del secolo tondo tondo (cent’anni e li dimostra tutti). Il Giro d’Italia 2009 non cessa di appiccicarsi addosso motivi d’interesse. L’ultimo, in ordine di tempo, è relativo al tracciato che scalerebbe il Vesuvio. Jamme, jamme, ‘ncoppa jamme ja…
E anche se non ci sarà Bettini, pazienza. Al di là della vulcanica trovata, il sospetto è che gli organizzatori non sappiano più cosa inventare per rigenerare la passione popolare per uno sport, il ciclismo, che nell’immaginario collettivo ormai è purtroppo diventato una gara a chi non si fa beccare dall’antidoping. Vince chi la fa franca.
Ancora ieri la Gazzetta dello Sport pubblicava sul suo sito la notizia di trenta casi sospetti d’autoemotrasfusione al Tour De France 2008. In pratica, a tre mesi dalla chiusura dalla competizione a tappe d’Oltralpe, c’è più d’un dubbio che qualche decina (due squadre di rugby, mica bruscolini) di atleti si ripuliva il sangue da zozzerie varie provvedendo con l’auto trasfusione.
La notizia ci permette di capire che:
- i testimoni di Geova non partecipano al Tour De France;
- l’Avis rappresenta un corteggiato sponsor tecnico;
- buon sangue talvolta mente.
Dalle nostre parti, gli organizzatori del Giro d’Italia non sapendo più a che santo votarsi hanno deciso di tentare la carta San Gennaro. Che di sangue notoriamente se ne intende…