19 dicembre 2008

La copertina del libro "Milano è bella in bici"
La bicicletta è uno strumento di resistenza nel mondo globalizzato degli sport. Oddio, quando essa non affoga nel doping. Ma questa è un’altra storia. Quella di cui oggi vogliamo parlare è relativa a un libro uscito da pochissimo: “Milano è bella in bici“, scritto da Anna Pavan, edito da Meravigli (160 pagine, 10 euro).
La bicicletta è sì uno strumento di sport, ma anche di locomozione a misura d’uomo in città che stanno perdendo la dimensione umana. Questo libro propone 25 itinerari per sudare un po’ e guardare la città con altri occhi. Percorsi tematici: la Milano dei graffiti, la Milano dei giardini, la Milano delle fontane. Cose belle da vedere e che in automobile non è possibile osservare come si deva. La bicicletta può conciliare con le città. Sarebbe carino che ogni città si dotasse di una guida del genere. Penso alle piccole cittadine di provincia in Emilia o nella bassa Lombardia, dove l’uso della due ruote ecologica è già molto in voga.
“Milano è bella in bici” è ovviamente dedicata al capoluogo meneghino, ma vale la pena proporla al pubblico perché svela un approccio diverso alla bicicletta e potrebbe indicare una strada nuova anche al ciclismo. La migliore strada del futuro del ciclismo passa dal passato: riscoprire i valori del mondo osservato pedalando. Senza essere stressati da traguardi e velocità.
14 gennaio 2008

C’è chi lotta da tempo per 117 euro in più al mese di stipendio e chi, seppur milionario, fa ricorso per non pagare un milione e 100mila euro di tasse dovute per legge al fisco. Anche l’ex campione del mondo di ciclismo, Mario Cipollini, il “re leone” è entrato a pieno titolo nella schiera dei ricchissimi sportivi che evadono il fisco. Dopo Valentino Rossi, Maradona, Max Biaggi ecco l’ennesimo furbetto dello sport. Credeva di averla scampata spostando la residenza anagrafica a Montecarlo a fine anni ’90 ma non si è preoccupato di farsi vedere sulle strade della lucchesia per gli allenamenti o nei locali Vip della Versiglia. Dal 2003 una delle figlie di Cipollini è anche iscritta e frequenta regolarmente la scuola dell’obbligo nella cittadina toscana e, altrettanto regolarmente, il famoso padre la va a prendere o portare con una delle tre auto sportive, che non passano di certo inosservate, intestate sfacciatamente al padre. I giudici tributari della commissione provinciale di Lucca, alla luce di questi fatti solertemente documentati, hanno respinto il ricorso dell’ex- ciclista, contro l’accertamento dell’ufficio di Lucca dell’Agenzia delle entrate, arrivando alla conclusione che il campione ha palesemente la residenza fiscale in Italia. Gli esattori, gli hanno poi notificato anche un nuovo accertamento per l’importo di 2,9 milioni di euro, relativo al periodo 2000-2004, al quale Cipollini ha già fatto nuovamente ricorso appellandosi al ravvedimento operoso (dichiarazione dei redditi fatta in ritardo). L’operazione è un ulteriore passo in avanti per l’Agenzia delle entrate impegnata a far rispettare le regole fiscali a tutti i personaggi famosi che, spostando la residenza fiscale all’estero, credono di farla franca. E allora non tifiamo più per quegli sportivi che pensano di essere più furbi di noi e di poter fare il bello ed il cattivo tempo, quando la maggior parte delle persone comuni appena sgarra viene punita sonoramente e senza scorciatoie.
12 dicembre 2007
Un libro, uscito in Francia qualche mese fa, ha riaperto il caso sulla misteriosa morte di Marco Pantani. Il libro, che s’intitola “Vie et mort de Marco Pantani” è stato scritto da un giornalista de L’Equipe, Philippe Brunel che ha seguito negli anni molti giri e tour. Nelle pagine di questa controinchiesta non vengono indagati i momenti di gloria ed i fallimenti del grande ciclista ma viene preso in esame lo strano comportamento dei media e degli inquirenti e la loro accettazione passiva alle spiegazioni, superficiali e sbrigative, sulle cause della sua morte, avvenuta il 14 febbraio del 2004. Un’indagine archiviata nel tempo record di 55 giorni come morte da overdose di cocaina quando la media, in casi come questo, si aggira intorno ai due anni.
Secondo le indagini svolte da Philippe Brunel molti sono i punti oscuri a cui non si è data risposta
e che lasciano molti dubbi sulla morte per overdose del Pirata. La stanza del Residence Le Rose di Rimini, dove Pantani soggiornava, e in cui si è consumato il dramma della sua morte, è stata trovata completamente sottosopra, tanto da essere descritta come ‘un campo di battaglia’ dagli atti processuali. Strano che un uomo da solo riesca a spostare tutti i mobili e a mettere a soqquadro un intero appartamento senza riportare un che minimo segno, né sulle mani, né sulle unghie. Ed è altresì strano che non siano state prese le impronte digitali all’interno di questa stanza, e soprattutto, che non siano stati esaminati i filmati delle telecamere interne. Inoltre all’interno della stanza sono stati rinvenuti resti di cibo cinese take-away. Ma Marco Pantani non l’ha mai ordinato, non risulta, infatti, nessuna telefonata a tal proposito sul tabulato del residence né su quello del suo cellulare. Dall’autopsia, inoltre, emerge che Marco non ha mangiato del cibo cinese. Se non è stato lui, allora chi è stato? Chi ha introdotto questo cibo nella sua stanza? Purtroppo anche se si volessero fare altri accertamenti sulla stanza sarebbe impossibile dato che il residence è stato abbattuto, portando con sé il segreto della morte del più grande ciclista italiano degli ultimi trent’anni.
Ma le stranezze non finiscono qui. Qualcosa non torna anche nella ricostruzione del ritrovamento del corpo di Pantani. Il portiere Pietro Buccellato rinviene il corpo del corridore romagnolo alle 20.30 ed immediatamente avverte il 118. Il medico legale, giunge però al residence solo un’ora dopo, alle 21.33. Un tempo record per attraversare una città di mare in inverno, come è noto, praticamente deserta o quasi. Il particolare, che più ha suscitato clamore e sgomento, però, in tutta questa vicenda è stato sicuramente il racconto del medico legale, Giovanni Fortuni, che temendo venisse trafugato il cuore di Pantani (ma da chi?) l’ha portato con sé a casa, in un contenitore per organi, e lo ha nascosto in cucina, senza rivelare niente alla moglie. Insomma, un mistero italiano, che come troppo spesso è accaduto, è stato archiviato frettolosamente nel modo più facile.
4 giugno 2007
E’ Alessandro Petacchi il vincitore della 21esima e ultima tappa del Giro d’Italia 2007, la Vestone-Milano di 185 chilometri. Il velocista spezzino della Milram ha nettamente dominato il tradizionale sprint di chiusura con arrivo a Corso Venezia, in pieno centro a Milano. Con questa vittoria, Petacchi ha ottenuto il quinto successo parziale in questo Giro e il 24esimo in carriera, che gli ha permesso di raggiungere il sesto posto, a pari merito con Saronni e Merckx, nella classifica dei plurivittoriosi, comandata da Mario Cipollini con 42 vittorie. Al secondo posto si è piazzato l’argentino Richeze e, al terzo, il campione del mondo Paolo Bettini. “Ho fatto tanti sacrifici, me lo merito, me lo merito e basta”, ha detto appena tagliato il traguardo. Ma il vero protagonista è il vincitore del Giro, Danilo Di Luca “Questo Giro l’ho vinto tutti i giorni e le tappe alle Tre Cime di Lavaredo e Briançon sono quelle che mi hanno fatto avere la convizione totale di potercela fare”. Il corridore della Liquigas è così diventato il vincitore del Giro più a sud della storia e il primo a fare doppietta con la Liegi-Bastogne-Liegi dopo Bezin nel 1994. Ma non si vuole fermare qui e ora punta al Mondiale:
“I tifosi si sono appassionati di nuovo a questo sport e al Giro, l’evento sportivo più importante d’Italia. Voglio godermi questa vittoria, che mi porterò per tutta la vita”. Sul podio insieme a lui si sono classificati, il lussemburghese Andy Schleck, al secondo posto, con un distacco di 1’55’’ e Eddy Mazzoleni, al terzo, con 2’25 di ritardo. Quarto Simoni (3’15’’) e quinto Cunego (3’49’’).
GIRO 2008
La 91esima edizione del Giro d’Italia partirà da Palermo il 10 maggio 2008. L’annuncio è stato da Angelo Zomegnan, capo dell’organizzazione. Dopo il via dalla Sardegna, quindi, quello dalla Sicilia. Il giro era partito l’ultima volta dalla Sicilia nel 1999 (Agrigento), mentre da Palermo nel 1986, con un cronoprologo di un chilometro vinto dallo svizzero Urs Freuler.