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Una Lonely Planet per la bicicletta a Milano

19 dicembre 2008

La copertina del libro "Milano è bella in bici"

La copertina del libro "Milano è bella in bici"

La bicicletta è uno strumento di resistenza nel mondo globalizzato degli sport. Oddio, quando essa non affoga nel doping. Ma questa è un’altra storia. Quella di cui oggi vogliamo parlare è relativa  a un libro uscito da pochissimo: “Milano è bella in bici“, scritto da Anna Pavan, edito da Meravigli (160 pagine, 10 euro).
La bicicletta è sì uno strumento di sport, ma anche di locomozione a misura d’uomo in città che stanno perdendo la dimensione umana. Questo libro propone 25 itinerari per sudare un po’ e guardare la città con altri occhi. Percorsi tematici: la Milano dei graffiti, la Milano dei giardini, la Milano delle fontane. Cose belle da vedere e che in automobile non è possibile osservare come si deva. La bicicletta può conciliare con le città. Sarebbe carino che ogni città si dotasse di una guida del genere. Penso alle piccole cittadine di provincia in Emilia o nella bassa Lombardia, dove l’uso della due ruote ecologica è già molto in voga.
“Milano è bella in bici” è ovviamente dedicata al capoluogo meneghino, ma vale la pena proporla al pubblico perché svela un approccio diverso alla bicicletta e potrebbe indicare una strada nuova anche al ciclismo. La migliore strada del futuro del ciclismo passa dal passato: riscoprire i valori del mondo osservato pedalando. Senza essere stressati da traguardi e velocità.

Dorando Pietri, il pasticciere entrato nel mito delle Olimpiadi

19 febbraio 2008

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A cent’anni esatti dalle Olimpiadi di Londra del 1908, che lo consacrarono senza incoronarlo, ritorna il mito di Dorando Pietri raccontato dal cantore della bassa modenese, Giuseppe Pederiali. Il libro ‘Il sogno del maratoneta. Il romanzo di Dorando Pietriripercorre il dramma del mingherlino maratoneta di Carpi ma originario di Correggio, che nella vita faceva il garzone di pasticceria, e venne squalificato dalla competizione perché sorretto da alcuni giudici di gara, che l’avevano visto barcollare, negli ultimi passi prima del traguardo. Per colpa di quest’aiuto esterno, Pietri fu eliminato e perse l’occasione della sua vita, quella che ad un provinciale come lui capita, raramente se non mai, una sola volta durante l’esistenza.

O almeno questo doveva aver pensato il giovane pasticciere. In realtà quella mancata vittoria fu la sua fortuna. Quel viso emaciato e sofferente fece il giro del mondo e impressionò persino Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes, che fece alla vicenda e al suo protagonista una pubblicità incredibile. Il giorno seguente la gara, anche la Regina d’Inghilterra, Alessandra riconobbe la straordinaria impresa del minuto italiano e lo volle premiare personalmente con una coppa speciale. Quasi nessuno ricorda chi vinse la medaglia d’oro della maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908, ma tutti ricordano il nome di quel piccolo eroe sfortunato.

In un certo qual modo la vicenda, raccontata magistralmente dallo scrittore di Finale Emilia, rimarca quello spirito sportivo insito nelle origini delle olimpiadi stesse e custodito nel famoso motto del barone De Coubertain “l’importante è partecipare”. Modo di dire, questo, caduto rovinosamente nella polvere delle scorrettezze e brutture dei giorni nostri, dove l’importante è vincere tutto e per farlo sono ben accetti qualsiasi tipo di espedienti, anche i più infimi e bassi. La vicenda di Pietri ha fatto breccia nel cuore delle persone anche perché è sempre stato considerato un “simbolo del riscatto – come spiega lo stesso Pederiali – perché con il suo fazzolettino legato con quattro nodi in testa batteva gli atleti americani ipernutriti e imbottiti di vitamine”. Un libro per non dimenticare la vera natura dello sport: fatica, sacrificio e abnegazione.
Il sogno del maratoneta. Il romanzo di Dorando Pietri’ di Pederiali Giuseppe – Garzanti Libri euro 16,60.

Un libro riapre il caso sulla morte di Pantani

12 dicembre 2007

Un libro, uscito in Francia qualche mese fa, ha riaperto il caso sulla misteriosa morte di Marco Pantani. Il libro, che s’intitola Vie et mort de Marco Pantani è stato scritto da un giornalista de L’Equipe, Philippe Brunel che ha seguito negli anni molti giri e tour. Nelle pagine di questa controinchiesta non vengono indagati i momenti di gloria ed i fallimenti del grande ciclista ma viene preso in esame lo strano comportamento dei media e degli inquirenti e la loro accettazione passiva alle spiegazioni, superficiali e sbrigative, sulle cause della sua morte, avvenuta il 14 febbraio del 2004. Un’indagine archiviata nel tempo record di 55 giorni come morte da overdose di cocaina quando la media, in casi come questo, si aggira intorno ai due anni.
Secondo le indagini svolte da Philippe Brunel molti sono i punti oscuri a cui non si è data risposta e che lasciano molti dubbi sulla morte per overdose del Pirata. La stanza del Residence Le Rose di Rimini, dove Pantani soggiornava, e in cui si è consumato il dramma della sua morte, è stata trovata completamente sottosopra, tanto da essere descritta come ‘un campo di battaglia’ dagli atti processuali. Strano che un uomo da solo riesca a spostare tutti i mobili e a mettere a soqquadro un intero appartamento senza riportare un che minimo segno, né sulle mani, né sulle unghie. Ed è altresì strano che non siano state prese le impronte digitali all’interno di questa stanza, e soprattutto, che non siano stati esaminati i filmati delle telecamere interne. Inoltre all’interno della stanza sono stati rinvenuti resti di cibo cinese take-away. Ma Marco Pantani non l’ha mai ordinato, non risulta, infatti, nessuna telefonata a tal proposito sul tabulato del residence né su quello del suo cellulare. Dall’autopsia, inoltre, emerge che Marco non ha mangiato del cibo cinese. Se non è stato lui, allora chi è stato? Chi ha introdotto questo cibo nella sua stanza? Purtroppo anche se si volessero fare altri accertamenti sulla stanza sarebbe impossibile dato che il residence è stato abbattuto, portando con sé il segreto della morte del più grande ciclista italiano degli ultimi trent’anni.
Ma le stranezze non finiscono qui. Qualcosa non torna anche nella ricostruzione del ritrovamento del corpo di Pantani. Il portiere Pietro Buccellato rinviene il corpo del corridore romagnolo alle 20.30 ed immediatamente avverte il 118. Il medico legale, giunge però al residence solo un’ora dopo, alle 21.33. Un tempo record per attraversare una città di mare in inverno, come è noto, praticamente deserta o quasi. Il particolare, che più ha suscitato clamore e sgomento, però, in tutta questa vicenda è stato sicuramente il racconto del medico legale, Giovanni Fortuni, che temendo venisse trafugato il cuore di Pantani (ma da chi?) l’ha portato con sé a casa, in un contenitore per organi, e lo ha nascosto in cucina, senza rivelare niente alla moglie. Insomma, un mistero italiano, che come troppo spesso è accaduto, è stato archiviato frettolosamente nel modo più facile.