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	<title>Fulmicotone &#187; libro</title>
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		<title>Jonny Wilkinson: In a perfect world</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 08:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp mceIEcenter">
<div id="attachment_2456" class="wp-caption aligncenter" style="width: 406px"><img class="size-full wp-image-2456" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/01/jonny-wilkinson-2.jpg" alt="" width="396" height="594" /><p class="wp-caption-text">Jonny Wilkinson</p></div>
</div>
<p style="text-align: justify"><strong>Sir Wilko il Re</strong>, al secolo <strong><a title="Wilkinson" href="http://www.jonnywilkinson.com/" target="_blank">Jonathan Peter Wilkinson</a></strong>, è forse il rugby man di cui si è parlato e scritto di più. Calcolatore, cerebrale, intenso, introverso, complesso come una coreografia, <strong>emblema dello sportivo perfetto</strong>. Al di là di questa facciata <strong>apparentemente gelida</strong>, Wilko è un uomo che si è guadagnato ogni istante del suo lungo, tortuoso e splendente cammino che lo ha portato a essere ciò che è.</p>
<p style="text-align: justify">Non solo gloria, però, perchè la sua è stata una carriera costellata anche di <strong>numerosi infortuni</strong> che l’hanno ostacolato fisicamente; non si è fatto mancare neppure un avversario temibile,  <a title="il mostro della depressione" href="http://rugby1823.blogosfere.it/2011/11/sport-e-salute---jonny-wilkinson-e-la-lotta-contro-la-depressione.html" target="_blank">il mostro della depressione</a> che lo stava minando nel profondo dell’anima, ma lui si è sempre rialzato, è andato avanti.</p>
<p style="text-align: justify">Sir Wilko, <a title="rugby man filosofo, buddista" href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-1058291/Jonny-Wilkinson-Ive-Buddhist-reading-quantum-physics-books.html" target="_blank">rugby man filosofo, buddista</a>, bello come un surfer californiano; faccia d’angelo, voce gentile e sottilmente nasale. Fascino allo stato puro.</p>
<div id="attachment_2451" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class=" wp-image-2451 " src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/01/J.Wilinson-a-Tolone.jpg" alt="" width="300" height="379" /><p class="wp-caption-text">Jonny Wilkinson a Tolone</p></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter"></div>
<p style="text-align: justify">Dopo l’annuncio in cui comunica la sua <a title="decisione di abbandonare il rugby internazionale" href="http://rugby1823.blogosfere.it/2011/12/grandi-campioni-wilkinson-dice-addio-allinghilterra.html" target="_blank">decisione di abbandonare il rugby internazionale</a> e <strong>lasciare la tanto adorata maglia bianca dell’Inghilterra</strong>, non ho resistito a riprendere in mano il suo libro <strong><a title="&quot;Tackling life&quot;" href="http://www.fulmicotone.com/altri-sport/rugby/jonny-wilkinson-ci-insegna-a-placcare-con-tackling-life/">“Tackling life”</a></strong> e in particolar modo l’ultimo capitolo, <strong>“In a perfect world”</strong>, per soffermarmi a pensare. Parole sicuramente dettate dal suo credo buddista, che io condivido, ma che si adattato facilmente a ognuno di noi.</p>
<p style="text-align: justify"><em>“La vita, e specialmente lo sport professionistico, sono come<strong> una corsa sulle montagne russe</strong>: salite mozzafiato e discese vertiginose; per carattere, fortunatamente, sono sempre stato disponibile ad imparare dalle sconfitte per poterne uscire più forte. Credo che per apprezzare appieno i nostri momenti migliori, quelli in cui siamo all’apice, <strong>si ha bisogno di cadere o toccare il fondo almeno una volta o due</strong>. L’opportunità di imparare dalle sconfitte è in definitiva parte integrante degli stessi errori: due facce della stessa medaglia. <strong>Le difficoltà ci aiutano a crescere.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong></strong></em><em>Personalmente mi hanno fornito la forza e la spinta di affrontare e superare l’ostacolo successivo percorrendo un <strong>percorso di crescita interiore</strong>; ogni volta cerco di sfruttare questi momenti per tirare fuori le mie potenzialità.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em></em><em><strong>Sono sempre stato un perfezionista</strong>. Da quando ne ho ricordo ho sempre lottato per realizzare un mondo ideale e un’immagine di me stesso impeccabile. Nella mia mente avevo un’idea abbastanza dettagliata della vita perfetta, della carriera perfetta e di un perfetto me stesso. In un certo senso era quasi come essere invincibile, ottenere dei successi, essere il migliore e non mettere mai il piede in fallo. Le persone, le cose materiali che mi circondavano, le esperienze della mia vita, erano la lancetta che  mi indicava se stavo andando nella giusta direzione e se non era come io volevo che fosse, allora perdevo il controllo su tutto.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em></em><em>Alla fine ho abbandonato questo modo di pensare. Ora so che se cerchiamo la nostra personale perfezione in ciò che ci circonda non faremo altro che affannarci per adattarci costantemente ai cambiamenti poiché tutto si evolve in continuazione. <strong>Quando cercavo di afferrare la perfezione fuori da me stesso ogni momento era una sconfitta, non avevo mai pace.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong></strong></em><em>Quando l’Inghilterra vinse la <strong>Rugby World Cup nel 2003</strong> pensavo di essere arrivato e di potermi concedere il tempo di assaporare la gioia che mi dava. Non fu così. Durò una sola notte e la mattina dopo, a colazione, l’euforia e l’estasi erano già passate, svanite ed io mi chiedevo: </em>“Dove diavolo andrò ora?”<em>. Il lungo viaggio che mi aveva condotto lì era finito, passato, oramai alle mie spalle, non avevo più uno scopo,<strong> mi sentivo imperfetto come non mai.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong></strong></em><em>Di solito cerco di fare in modo che l’oggi sia migliore di ieri; nella mia vita ho sempre avuto ambizioni e scopi di ogni genere, mi sono dato da fare per realizzarli, sforzandomi, assaporando la sensazione di sentirmi vivo. <strong>Credevo che la perfezione risiedesse solamente nel realizzare i miei  scopi, beh, mi sbagliavo.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong></strong></em><em>Ognuno di noi ha dei sogni nella vita, ma <strong>se cerchiamo le risposte al di fuori di noi non saremo mai soddisfatti</strong> e non ne avremo mai abbastanza. Un detto recita: </em><strong>“La perfezione non risiede nel possedere tutto ciò che si desidera, ma nel dare tutto ciò che si ha”</strong><em>.  Ci sarà sempre una casa migliore di quella che abbiamo, o auto più veloci, luoghi migliori dove vivere, placcaggi migliori, calci piazzati più precisi, prati più verdi da qualche parte nel mondo o in qualche punto imprecisato del futuro; ma <strong>sarà sempre una corsa verso qualcosa che non avremo mai.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong></strong></em><em>Sono convinto che ciò che realizzerò sarà perché sarò stato capace di dare il meglio di me; solo così mi resterà qualcosa di unico fatto di esperienze e sensazioni perché l’avrò sperimentato dentro me stesso e niente o nessuno potrà portarmelo via. Ora so che la perfezione può esistere. <strong>Essa è racchiusa nell’incredibile potenziale che ognuno possiede</strong>, in questo mondo dove ogni cosa è collegata all’altra in modo inscindibile, è alla nostra portata, ogni giorno. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Se fra due persone una sola è vittoriosa significa che è più perfetta dell’altra? Non credo. Secondo me, <strong>la perfezione è scavare profondamente</strong> per cercare quel <strong>talento unico che ognuno possiede</strong> nella parte migliore di noi stessi ed avere la <strong>compassione di non dimenticare di aiutare gli altri a fare lo stesso</strong>. Trarre il meglio da ogni opportunità, prendersi cura di ogni momento, e lasciare che sia, sebbene, a volte, sia molto difficile.”</em></p>
<p style="text-align: justify"><em></em>Può suonare strano vedere il termine “compassione” in un libro scritto da uno sportivo, per di più quando lo sport in questione è il rugby, ma, come ho ricordato più sopra Jonny Wilkinson è buddista e secondo il Buddismo <strong>l’universo e la vita</strong> stessa pulsano con un’energia senza limiti e <strong>sono manifestazioni della compassione</strong> che, intrecciando i fili di tutti i fenomeni interdipendenti, favorisce e nutre la vita in ogni sua diversa, prodigiosa manifestazione.</p>
<p style="text-align: justify">Se Wilko si è sforzato di fare suo il concetto che la perfezione risiede nel dare la parte migliore di noi, <em>beh</em>, non possiamo negare che ci sia riuscito. <strong>Wilko è un esempio sia come sportivo che come uomo</strong>: dedito, generoso, modesto, un punto di riferimento per i suoi compagni, eppure anti divo per eccellenza; <strong>un re che non si è mai vantato della sua corona</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ci mancherai</strong>, Jonny, ci mancherai veramente tanto. Che non sia un addio, bensì un arrivederci in qualche altro punto della vita. In bocca al lupo, Jonny.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<div id="attachment_2458" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2458" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/01/Sir-Wilko-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" /><p class="wp-caption-text">Sir Wilko</p></div>
<p style="text-align: justify">
</div>
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		<title>Jonny Wilkinson ci insegna a placcare la vita con Tackling life</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 10:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_1686" class="wp-caption alignleft" style="width: 231px"><a rel="attachment wp-att-1686" href="http://www.fulmicotone.com/sport/rugby/jonny-wilkinson-ci-insegna-a-placcare-con-tackling-life/attachment/j-wilkinson-2/"><img class="size-medium wp-image-1686 " src="http://www.fulmicotone.com/files/2010/12/J.Wilkinson1-277x300.jpg" alt="" width="221" height="239" /></a><p class="wp-caption-text">Jonny Wilkinson</p></div>
<p style="text-align: justify;">Feste natalizie. Anche l’ovale è in vacanza e se ne è andata a nanna. Dopo che le squadre si sono affrontate per l’<a title="All'Heineken Cup gli aironi hanno battuto il Biarritz" href="http://www.fulmicotone.com/altri-sport/gli-aironi-battono-il-biarritz-28-27/" target="_blank"><strong>Heineken Cup</strong></a>, dopo che i rugbysti si sono massacrati ancora un poco – che pena mi facevano! – sui campi gelati spruzzati di neve apparentemente incuranti delle temperature rigide come “uomini veri” con nuvolette di vapore che si levavano dalle bocche e dai corpi accaldati, manco fossero panini o brioches appena sfornati; ebbene, approfittando di questa pausa, vorrei parlare di un regalo “ovale” che mi sono concessa per Natale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Tackling life. Striving for perfection" href="http://www.ibs.it/libro+inglese/wilkinson-jonny-black/tackling-life-striving-for--king-f-of---ids-ng-ters--t-ntylitiest-ions/9780755318438.html&amp;shop=1313" target="_blank"><strong>“Tackling life. Striving for perfection</strong>”</a> (Placcare la vita. Alla ricerca della perfezione) un libro di <strong>Jonny Wilkinson</strong>, inedito in Italia e quindi rigorosamente in inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché <strong>Wilko</strong>? Perché lo ammiro. Fin dalla prima volta che lo vidi giocare ne rimasi colpita. Non mi riferisco al lato estetico, sebbene ovviamente non sia da sottovalutare. Rimasi colpita da una sorta di serietà, di serenità, di umiltà, di umanità che traspare dai suoi gesti, dal suo non essere una star nonostante le capacità di atleta ne facciano un rugbysta che passerà alla storia. Ha qualcosa in più, è diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Spinta dalla curiosità trovai questo libro; sono solo all’inizio, ma c’è già tanto e voglio condividerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Jonny &#8211; concedetemi questa confidenza &#8211; gioca nel <strong>Rugby Club Toulonnais</strong>; vive nell’assolato sud della Francia, è un introverso, un timido e gli è difficile parlare di sé, ma in queste pagine mette a disposizione, con parole che colpiscono nel profondo, la sua esperienza come persona e come sportivo sviluppata attraverso un percorso di crescita personale nel mondo del rugby. Jonny cita <strong>Einstein: “L’immaginazione è l’anteprima di ciò che può accadere”</strong>. Come fare? Possiamo aspirare ai nostri sogni usando le nostre capacità affinché si realizzino. La vita, incredibilmente, trova il modo per armonizzare ogni cosa permettendo ad ognuno di noi di concertare il tutto sebbene in gioco vi siano i desideri e le azioni individuali di migliaia di persone. Non siamo individui isolati: ogni nostra azione, ogni nostra decisione è strettamente correlata con chi ci sta attorno, che a sua volta agisce con noi. Un tutt’uno ben compatto, ma nello stesso tempo formato da tanti tasselli ben distinti (dico io: non è così che dovrebbe essere una squadra?). Non è importante sapere come funziona questo processo, abbiamo solo bisogno di avere fede che funzioni così. Se abbiamo ben chiaro <strong>dove</strong> vogliamo arrivare e <strong>come</strong> vogliamo ottenerlo, bene, a questo punto abbiamo la possibilità di realizzare un futuro imprevedibile ed indirizzare la nostra vita verso qualcosa di meraviglioso.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio del nuovo millennio – prosegue – la nazionale Inglese di rugby usciva da una sconfitta al <strong>Sei Nazioni</strong> nel <strong>1999</strong> contro la <strong>Scozia,</strong> e nei successivi due anni vinse ma fallì <strong>Grande Slam</strong> e <strong>Triple Crown</strong> a causa della sconfitta nell&#8217;ultima partita con la Scozia nel <strong>2000</strong> e con l’<strong>Irlanda </strong>nel <strong>2001</strong>. Tutto ciò lasciò loro in bocca il gusto amaro per non aver fatto abbastanza.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto la fede nei suoi principi e su come pensava dovesse condurre la propria vita furono messi a dura prova; era arrabbiato e troppo concentrato nel non veder nulla in quelle sconfitte. A dispetto di tutto ne uscirono comunque più forti come squadra, arrivando alla <strong>vittoria di Sidney</strong>: la  <strong>Coppa del Mondo del 2003</strong>. Come fu possibile? Bisogna imparare dai propri errori. La sconfitta non è altro che un insegnamento, nient’altro che il primo passo verso qualcosa di migliore &#8211; continua Jonny. La squadra inglese era formata allora da giocatori selezionati dai Club della <strong>Premiership</strong>. Lavorarono duramente. Divennero buoni amici arrivando a conoscersi l’un l’altro talmente bene che agivano sulla stessa lunghezza d’onda. L’ottimismo era diventato il loro motore. Impararono a sostenersi l’un l’altro per migliorare le proprie capacità individuali, per dare il meglio nelle loro performance, poiché <strong>tutti avevano lo stesso scopo</strong> e desideravano realizzarlo più per gli altri compagni di squadra che per se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2003 fu un grande anno per i<strong> Lions.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è una differenza sostanziale – dice Wilko – fra “Non voglio perdere” e “Voglio vincere”. La prima è quasi una preghiera, un gesto di sottomissione verso se stessi che allontana dalle opportunità, che  ci imprigiona entro i nostri limiti non permettendoci di sfruttare le nostre capacità. “<strong>Voglio vincere”</strong> è l’intenzione che ti spinge a guardarti dentro per tirare fuori la forza innata che tutti possediamo e fare in modo che le cose accadano.</p>
<p style="text-align: justify;">Beh, che dire? Un bel siringone di fiducia ed ottimismo. Discorsi da esaltati? No. Concetti che bisognerebbe aver sempre chiari in mente in ogni momento della nostra vita. Lui li espone usando il rugby, poichè è attualmente la sua vita e tramite questo sport ha compiuto un&#8217;esperienza di crescita, ma sono concetti validi sempre e comunque perché ogni aspetto della vita – lavoro, famiglia, sport – sono comunque la vita stessa. E poi, siamo sinceri, Jonny  sembra un esaltato, un guru? Non mi pare, anzi. Se ne sta buono, buono nella sua Tolone, con la sua squadra, la sua ragazza e va avanti. Jonny Wilkinson è un uomo comune, Jonny è un ottimo rugbysta e chissà cos’altro sarà quando smetterà di inseguire la palla ovale, Jonny – ho scoperto – è buddista.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei ringraziarlo per ciò che ha detto in queste prime pagine, vedrò cosa mi riserverà il resto del libro, cosa potrò imparare o cosa mi aiuterà a capire un po’ di più, perché anche se non placchiamo fisicamente un avversario su un prato, la vita la possiamo placcare comunque.</p>
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		<title>Una Lonely Planet per la bicicletta a Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 17:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.fotia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La bicicletta è uno strumento di resistenza nel mondo globalizzato degli sport. Oddio, quando essa non affoga nel doping. Ma questa è un&#8217;altra storia. Quella di cui oggi vogliamo parlare è relativa  a un libro uscito da pochissimo: &#8220;Milano è bella in bici&#8220;, scritto da Anna Pavan, edito da Meravigli (160 pagine, 10 euro). La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_395" class="wp-caption aligncenter" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-395" title="milanobellainbici" src="http://www.fulmicotone.com/files/2008/12/milanobellainbici.jpg" alt="La copertina del libro &quot;Milano è bella in bici&quot;" width="150" height="189" /><p class="wp-caption-text">La copertina del libro &quot;Milano è bella in bici&quot;</p></div>
<p style="text-align: justify">La <strong>bicicletta </strong>è uno strumento di resistenza nel mondo globalizzato degli sport. Oddio, quando essa non affoga nel doping. Ma questa è un&#8217;altra storia. Quella di cui oggi vogliamo parlare è relativa  a un libro uscito da pochissimo: &#8220;<strong>Milano è bella in bici</strong>&#8220;, <strong>scritto da Anna Pavan, edito da Meravigli </strong>(160 pagine, 10 euro).<br />
La bicicletta è sì uno strumento di sport, ma anche di locomozione <strong>a misura d&#8217;uomo</strong> in città che stanno perdendo la dimensione umana. Questo libro propone <strong>25 itinerari per sudare un po&#8217; e guardare la città con altri occhi</strong>. Percorsi tematici: la Milano dei graffiti, la Milano dei giardini, la Milano delle fontane. Cose belle da vedere e che in automobile non è possibile osservare come si deva. La bicicletta può conciliare con le città. Sarebbe carino che ogni città si dotasse di una guida del genere. Penso alle piccole cittadine di provincia in Emilia o nella bassa Lombardia, dove l&#8217;uso della due ruote ecologica è già molto in voga.<br />
&#8220;Milano è bella in bici&#8221; è ovviamente dedicata al capoluogo meneghino, ma vale la pena proporla al pubblico perché svela un approccio diverso alla bicicletta e potrebbe indicare una strada nuova anche al ciclismo. <strong>La migliore strada del futuro del ciclismo passa dal passato</strong>: riscoprire i valori del mondo osservato pedalando. Senza essere stressati da traguardi e velocità.</p>
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		<title>Dorando Pietri, il pasticciere entrato nel mito delle Olimpiadi</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2008 08:33:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A cent’anni esatti dalle Olimpiadi di Londra del 1908, che lo consacrarono senza incoronarlo, ritorna il mito di Dorando Pietri raccontato dal cantore della bassa modenese, Giuseppe Pederiali. Il libro &#8216;Il sogno del maratoneta. Il romanzo di Dorando Pietri’ ripercorre il dramma del mingherlino maratoneta di Carpi ma originario di Correggio, che nella vita faceva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"> <a href="http://www.fulmicotone.com/files/2008/02/dorando-pietri2.jpg" title="dorando-pietri2.jpg"><img src="http://www.fulmicotone.com/files/2008/02/dorando-pietri2.jpg" alt="dorando-pietri2.jpg" /></a></p>
<p>A cent’anni esatti dalle <strong>Olimpiadi di Londra del 1908, </strong>che lo consacrarono senza incoronarlo, ritorna il mito di <a href="http://www.dorandopietri.it/" target="_blank"><strong>Dorando Pietri</strong></a> raccontato dal cantore della bassa modenese, <strong>Giuseppe Pederiali</strong>. Il libro &#8216;<strong><a href="http://www.internetbookshop.it/bas/baspge.asp?isbn=9788811686101&amp;shop=1313" target="_blank"><em>Il sogno del maratoneta. Il romanzo di Dorando Pietri</em></a>’ </strong>ripercorre il dramma del mingherlino maratoneta di Carpi ma originario di Correggio, che nella vita faceva il garzone di pasticceria, e venne squalificato dalla competizione perché sorretto da alcuni giudici di gara, che l’avevano visto barcollare, negli ultimi passi prima del traguardo. Per colpa di quest’aiuto esterno, Pietri fu eliminato e perse l’occasione della sua vita, quella che ad un provinciale come lui capita, raramente se non mai, una sola volta durante l’esistenza.</p>
<p>O almeno questo doveva aver pensato il giovane pasticciere. In realtà quella mancata vittoria fu la sua fortuna. Quel viso emaciato e sofferente fece il giro del mondo e impressionò persino <strong>Conan Doyle</strong>, il padre di <em>Sherlock Holmes</em>, che fece alla vicenda e al suo protagonista una pubblicità incredibile. Il giorno seguente la gara, anche la <strong>Regina d’Inghilterra, Alessandra</strong> riconobbe la straordinaria impresa del minuto italiano e lo volle premiare personalmente con una coppa speciale. Quasi nessuno ricorda chi vinse la medaglia d&#8217;oro della maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908, ma tutti ricordano il nome di quel piccolo eroe sfortunato.</p>
<p>In un certo qual modo la vicenda, raccontata magistralmente dallo scrittore di Finale Emilia, rimarca quello spirito sportivo insito nelle origini delle olimpiadi stesse e custodito nel famoso motto del <em>barone De Coubertain</em> <strong>“l’importante è partecipare”</strong>. Modo di dire, questo, caduto rovinosamente nella polvere delle scorrettezze e brutture dei giorni nostri, dove l’importante è vincere tutto e per farlo sono ben accetti qualsiasi tipo di espedienti, anche i più infimi e bassi. La vicenda di Pietri ha fatto breccia nel cuore delle persone anche perché è sempre stato considerato un “<em>simbolo del riscatto</em> – come spiega lo stesso Pederiali – <em>perché con il suo fazzolettino legato con quattro nodi in testa batteva gli atleti americani ipernutriti e imbottiti di vitamine”</em>. Un libro per non dimenticare la vera natura dello sport: fatica, sacrificio e abnegazione.<br />
‘<strong><a href="http://www.internetbookshop.it/bas/baspge.asp?isbn=9788811686101&amp;shop=1313" target="_blank">Il sogno del maratoneta. Il romanzo di Dorando Pietri’ di Pederiali Giuseppe – Garzanti Libri euro 16,60</a>.</strong></p>
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		<title>Un libro riapre il caso sulla morte di Pantani</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 10:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro, uscito in Francia qualche mese fa, ha riaperto il caso sulla misteriosa morte di Marco Pantani. Il libro, che s’intitola “Vie et mort de Marco Pantani” è stato scritto da un giornalista de L’Equipe, Philippe Brunel che ha seguito negli anni molti giri e tour. Nelle pagine di questa controinchiesta non vengono indagati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://bp0.blogger.com/_vA7zD0GEfiU/R1QEuodQpuI/AAAAAAAAAyc/KOIvnZwoZH8/s1600-R/pantani.jpg"><img src="http://bp0.blogger.com/_vA7zD0GEfiU/R1QEuodQpuI/AAAAAAAAAyc/7QYF7ew0_1Q/s320/pantani.jpg" style="margin: 0px auto 10px;text-align: center;cursor: pointer" border="0" /></a>Un libro, uscito in Francia qualche mese fa, ha riaperto il caso sulla misteriosa morte di Marco Pantani. Il libro, che s’intitola <a href="http://www.amazon.fr/mort-Marco-Pantani-Philippe-Brunel/dp/2246675219">“<font size="4"><font>Vie et mort de Marco Pantani</font></font>”</a> è stato scritto da un giornalista de <font>L’Equipe</font>, <font>Philippe Brunel</font> che ha seguito negli anni molti giri e tour. Nelle pagine di questa controinchiesta non vengono indagati i momenti di gloria ed i fallimenti del grande ciclista ma viene preso in esame lo strano comportamento dei media e degli inquirenti e la loro accettazione passiva alle spiegazioni, superficiali e sbrigative, sulle cause della sua morte, avvenuta il 14 febbraio del 2004. <font>Un’indagine archiviata nel tempo record di 55 giorni</font> come morte da overdose di cocaina quando la media, in casi come questo, si aggira intorno ai due anni.<br />
Secondo le indagini svolte da Philippe Brunel molti sono i punti oscuri a cui non si è data risposta<a href="http://bp2.blogger.com/_vA7zD0GEfiU/R1QFQIdQpvI/AAAAAAAAAyk/lltR7xJhYGc/s1600-R/vie+et+mort+de+marco+pantani.gif"><img src="http://bp2.blogger.com/_vA7zD0GEfiU/R1QFQIdQpvI/AAAAAAAAAyk/4AGU5kgAItA/s200/vie+et+mort+de+marco+pantani.gif" style="margin: 0pt 0pt 10px 10px;float: right;cursor: pointer" border="0" /></a> e che lasciano molti dubbi sulla morte per overdose del Pirata. La stanza del <font>Residence Le Rose di Rimini</font>, dove Pantani soggiornava, e in cui si è consumato il dramma della sua morte, è stata trovata completamente sottosopra, tanto da essere descritta come ‘<font>un campo di battaglia</font>’ dagli atti processuali. Strano che un uomo da solo riesca a spostare tutti i mobili e a mettere a soqquadro un intero appartamento senza riportare un che minimo segno, né sulle mani, né sulle unghie. Ed è altresì strano che <font>non siano state prese le impronte digitali all’interno di questa stanza,</font> e soprattutto, che non siano stati esaminati i filmati delle telecamere interne. Inoltre all’interno della stanza sono stati rinvenuti resti di cibo cinese take-away. Ma Marco Pantani non l’ha mai ordinato, non risulta, infatti, nessuna telefonata a tal proposito sul tabulato del residence né su quello del suo cellulare. Dall’autopsia, inoltre, emerge che<font> Marco non ha mangiato del cibo cinese</font>. Se non è stato lui, allora chi è stato? Chi ha introdotto questo cibo nella sua stanza? Purtroppo anche se si volessero fare altri accertamenti sulla stanza sarebbe impossibile dato che il residence è stato abbattuto, portando con sé il segreto della morte del più grande ciclista italiano degli ultimi trent’anni.<br />
Ma le stranezze non finiscono qui. Qualcosa non torna anche nella ricostruzione del ritrovamento del corpo di Pantani. Il portiere Pietro Buccellato rinviene il corpo del corridore romagnolo alle 20.30 ed immediatamente avverte il 118. Il medico legale, giunge però al residence solo un&#8217;ora dopo, alle 21.33. Un tempo record per attraversare una città di mare in inverno, come è noto, praticamente deserta o quasi. Il particolare, che più ha suscitato clamore e sgomento, però, in tutta questa vicenda è stato sicuramente il racconto del medico legale, Giovanni Fortuni, che temendo venisse trafugato<font> il cuore di Pantani </font>(ma da chi?)<font> l’ha portato con sé a casa</font>, in un contenitore per organi, e lo ha nascosto in cucina, senza rivelare niente alla moglie. Insomma, un mistero italiano, che come troppo spesso è accaduto, è stato archiviato frettolosamente nel modo più facile.</p>
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