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Alex Zanardi un campione inarrestabile

5 Novembre 2007

E’ lui il vincitore morale della 38esima maratona di New York. Almeno per noi italiani o per chi conosce la sua storia e la sua incredibile forza di volontà. Sto parlando di Alex Zanardi che, con una bicicletta a tre ruote, progettata per chi, come lui, ha subito l’amputazione degli arti inferiori, ha concluso al quarto posto (nella categoria handcycle) la maratona più famosa del mondo, con il tempo di un ora, 33 minuti e 17 secondi. Il pilota bolognese, che perse le gambe dopo un tremendo incidente sulla pista Eurospeedway del Lausitzring in Germania il 15 settembre 2001, non si è mai perso d’animo ed è ritornato a correre. Da pilota non famosissimo, Zanardi si è trasformato in un faro per tutte le persone che hanno subito amputazioni o sono affette da handicap. L’immagine di Alex è sempre quella di un uomo sorridente che trasuda felicità e voglia di vivere, ma soprattutto quella di uomo capace di affrontare la vita di petto, una sorta di eroe greco invincibile. Con questa ennesima prova di volontà e forza, Zanardi si proietta nell’olimpo delle persone degne di nota, capaci di trasformare in meglio la propria vita anche nelle situazioni peggiori. Qualcuno critica questa mia posizione dicendo che è facile per chi come lui ha grandi risorse economiche, a differenza della maggior parte delle persone comuni che non hanno la possibilità di curarsi in modo adeguato, e quindi una situazione privilegiata e favorevole. Forse questo è anche vero, ma non si può negare che l’esempio di questo ex pilota di Formula Uno sia stato, e continua ad esserlo ad ogni impresa, un incredibile aiuto psicologico e morale a chi si trova in una situazione di ‘diversità’ simile alla sua. E allora, forza Alex!

La corsa sul tetto del mondo

29 Maggio 2007

Un nepalese, Deepak Raj Rai, ha vinto la maratona più dura di tutte, la ‘Tenzing Hillary Everest Marathon-2007′. Tutte le maratone necessitano di grande allenamento e di una condizione psico-fisica ottimale, ma forse questa più delle altre. La Tenzing, infatti, si snoda per 42 chilometri sulle pendici dell’Everest, il tetto del mondo. Partendo dal campo base a 5356 metri di altitudine e scendendo fino a 3446 metri, il vincitore ha tagliato il traguardo in meno di quattro ruote. Alle sue spalle due connazionali, Dag Nima Sherpa e Milan Rai, a testimonianza dalla particolare attitudine di questo popolo per le alte quote. Alla corsa hanno partecipato 130 coraggiosi concorrenti, compreso un nutrito gruppo di stranieri. Il contingente era formato da 53 persone provenienti da 13 diversi paesi. I più numerosi sono stati gli olandesi seguiti dagli statunitensi, dai britannici, dai tedeschi e così via fino ai singoli rappresentanti di Australia, Austria, Finlandia, Repubblica Ceca e Thailandia. Gli italiani, inusualmente più accorti degli altri, erano assenti. Da segnalare la presenza di due partecipanti fuori della norma: un irlandese non vedente, Mark Pollack, e un giapponese di 66 anni, Toshio Ohmori. Il percorso della gara segue una parte dell’itinerario che portò, più di mezzo secolo fa, sir Edmund Hillary, guidato dallo sherpa Late Tenzing Norgay, a raggiungere la vetta dell’Everest.

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