25 febbraio 2010

Momenti di paura per il giocatore slovacco di hockey Lubos Bartecko che durante la partita valida per i quarti di finale dei Giochi Olimpici di Vancouver contro la Norvegia è caduto rovinosamente a terra battendo la testa. Bartecko ha subito un duro colpo dal difensore norvegese Ole Kristian Tollefsen e cadendo a terra ha perso il casco di protezione. Immediatamente si è formata una grande chiazza di sangue che ha fatto temere per il peggio.
I soccorsi sono scattati all’istante e Bartecko, privo di sensi, è stato trasportato in ospedale. Fortunatamente le condizioni del giocatore slovacco sono apparse subito buone, nonostante un trauma cranico. Ole Kristian Tollefsen è stato invece squalificato.


Il video dello scontro tra i due giocatori di hockey
12 gennaio 2009

Ad Aprile parte il lancio del telefonino
Ecco una nuova disciplina: il lancio del telefonino. Nata in Finlandia, è arrivata anche in Italia. Chiunque può partecipare: basta avere un telefonino, possibilmente vecchio e malridotto, iscriversi in alcuni centri di telefonia specializzati, e saper lanciare. Le istruzioni sono riportate sul sito lanciodeltelefonino.it e l’ideatore del primo campionato italiano è l’imprenditore lombardo Massimo Galeazzi. La prima tappa si svolgerà a Villa Erba a Cernobbio ad Aprile. Poi Torino, Genova e Grosseto. Tra i premi vi è in palio anche una Renault Clio. I partecipanti verranno suddivisi in due categorie: junior (dai 13 ai 20 anni) e senior (oltre i 20). Ciascun concorrente dovrà utilizzare esclusivamente le mani e avrà a disposizione un solo lancio. L’unico veto è posto verso i lanciatori professionisti. Chissà che un giorno non vedremo questa disciplina anche alle Olimpiadi. Una cosa è certa: telefonini, giornalmente, ne volano tanti. Perché non guadagnarci qualcosa su quella che finora era esclusivamente una sventura?
19 novembre 2008

C’era una volta, e c’è ancora, una ginnasta piccola piccola. Il suo nome è Vanessa Ferrari. Vanessa amava la ginnastica artistica, e si gettò nella mischia della competizione quando aveva appena sette anni. Disciplina e passione la portarono a vincere competizioni e medaglie in Europa e nel mondo. Il 19 ottobre 2006, ad Aarhus (Danimarca), col suo metro e quarantatrè per trentasei chili, Vanessa è stata la prima atleta italiana in grado di vincere una medaglia d’oro ai campionati mondiali di ginnastica artistica.
Oggi, l’atleta di Orzinuovi ha diciott’anni e una tendinosi e borsite al tendine di achille del piede destro la costringono lontano dalla palestra. Sono passati mesi dalla diagnosi, ma la strada verso la completa guarigione è ancora lunga. La nuvoletta nera di pioggia staziona sulla testa di Vanessa dal 2007, quando stringendo i denti nonostante un dolore acuto al piede sinistro (che poi si sarebbe scoperto essere una microfrattura) aveva conquistato un bronzo ai Mondiali di Stoccarda. Ma anche il 2008 non prometteva sole splendente: una tendinite al tallone destro lo confermò. Agli Europei a squadre di Clermont Ferrand Vanessa non combinò nulla di buono e, se già le condizioni fisiche non erano gran che, le delusioni a catena abbatterono anche lo spirito. Alle Olimpiadi di Pechino, ancora infortunata, Vanessa non riesce a brillare come vorrebbe, come merita. Quello che lei chiama “l’obiettivo di ogni atleta” le sfugge sotto il naso.
Vanessa Ferrari oggi è sempre piccola piccola ma non pesa più trentasei chili, perché l’inattività forzata, la nostalgia delle gare e la vita normale che deve condurre adesso, casa-compiti-casa, le hanno “regalato” sette chili in più. Sette chili che affaticano ancora di più i suoi tendini malridotti.
C’era una volta una ginnasta tanto piccola quanto straordinaria. Speriamo che la Farfalla (come la chiamano i suoi fan) aggiusti al più presto le sue ali e ricominci a farsi ammirare.
17 novembre 2008


Forse solo gli appassionati di atletica leggera più attenti ricorderanno i muscoli scolpiti e i capelli a spazzola di Yvonne Buschbaum, astista tedesca che nel 2002 tentava di strappare alla collega Yelena Isinbayeva il suo posto al sole sul podio. La Buschbaum – medaglia d’oro juniores, terza agli Europei di Berlino, seconda agli indoor di Vienna – solo fino a un anno fa saltava con l’asta fino a quattro metri e settanta e la sua carriera sembrava avviatissima verso nuovi, strepitosi traguardi.
Invece, all’atleta ventisettenne si è parata davanti una serie di infortuni da appendere un cornetto rosso al collo. E sapete cosa è successo dopo? E’ successo che lei, Yvonne, è diventata un lui, Balian. “Ho vissuto da sempre in un corpo sbagliato. Sono costretta ad essere donna, ma in realtà mi sento un uomo” dichiarava la Buschbaum un anno fa. E allora ecco le cure ormonali (che hanno impedito a Balian, d’ora in avanti lo chiameremo col suo nuovo nome, di partecipare alle Olimpiadi di Pechino) e una vita che ricomincia nel corpo da sempre desiderato. Balian non salta più, ma è rimasto nel mondo dello sport in veste di allenatore e ha preso parte all’ultima Coppa Europa di atletica c on la squadra tedesca.
Balian Buschbaum ora è felice. “Questa nuova vita mi piace“, racconta sul suo sito www.pole-it-buschbaum.de.
Auguri.
13 agosto 2008

Federica Pellegrini ha fatto l’impresa. Dopo la cocente delusione dei 400 stile libero di due giorni fa in cui era arrivata solo quinta, l’atleta di Mirano, ha sfondato il muro degli 1’55’’, e con lo strepitoso risultato di 1’54’’82 è la nuova regina del nuoto mondiale, nonché la prima italiana ad avere vinto un oro olimpico nei 200 stile libero.
Il nuovo record del mondo è un risultato incredibile ottenuto con una gara coraggiosa e di forza. Nella prima vasca Federica si è mantenuta in seconda posizione, poi ai 100 metri ha messo il turbo e ha preso in mano la gara dopo un passaggio da primato mondiale. Solo nell’ultima vasca la slovena Sara Isakovic ha cercato di avvicinarsi alla nuotatrice azzurra che aveva abbassato un po’ il ritmo di gara. Ma ormai la Pellegrini era lanciata per entrata nella storia del nuoto e delle Olimpiadi.
Ed è bello poter finalmente acclamare questa giovanissima atleta che già 4 anni fa ad Atene aveva sfiorato il primo piazzamento e che ora, raggiante e fiera, è il faro del nostro nuoto, dopo il predominio incontrastato del settore maschile di questi anni, ed il suo futuro.